Irrigazione per sommersione e scorrimento

di Valentina

Caldo o freddo, la frequenza d’innaffiatura e la quantità d’acqua utilizzata sono basilari per ottenere buoni risultati. Si potrebbe quasi sostenere che ad ogni tipo di pianta corrisponda una specifica tipologia di irrigazione: non ci si allontanerebbe dalla verità dei fatti.  Scopriamone insieme due tipologie delle quali ancora non avevamo parlato: l’irrigazione a sommersione e quella a scorrimento.

Nell’immaginario naturale di qualsiasi appassionato di giardinaggio o coltivatore quando si parla di quest’azione, vengono in mente tubazioni di ogni genere, terreno soffice ma mai estremamente umido,  e una erogazione dell’acqua contenuta e calibrata. Almeno per ciò che concerne l’irrigazione a sommersione, come il nome stesso indica, siamo decisamente fuori strada. L’acqua, in questa metodologia, infatti, viene distribuita nel terreno in grandissime quantità a tal punto da farla ristagnare sul terreno.

A livello tecnico, infatti, il metodo di irrigazione per sommersione prevede la permanenza sul terreno per periodi più o meno lunghi di uno strato di acqua di spessore variabile. A seconda della tipologia di colture che necessita di un tale approccio, il terreno viene diviso in rettangoli (aiuole) più o meno grandi delimitate da piccoli argini o la creazione di vere  e proprie conche.

Solitamente, e ne abbiamo un esempio molto diretto e comprensibile con le risaie e la coltivazione del riso, si parla di rettangoli regolari, dipendenti o indipendenti tra loro a seconda della volontà del contadino. SI tratta di un sistema di irrigazione oneroso a livello economico, ma necessario per alcune tipologie di coltura e facilmente eseguibile se il terreno è argilloso. Un esempio d’irrigazione per sommersione a conca può essere rappresentato dagli agrumeti.

Il metodo d’irrigazione per scorrimento, invece, sebbene condivida con il precedente l’assunto di base di una grande quantità d’acqua costante, prevede che la stessa venga utilizzata all’interno di piccoli fossi laterali o centrali di contorno all’area coltivata, in modo tale che il terreno possa assorbirla a piacimento senza che le radici delle colture o dei fiori rischino di marcire. E’  adatto per essere eseguito in grandi spazi, sia per mantenere rigogliosi i prati, sia per colture specifiche dell’orto.

Photo Credit | Thinkstock

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