Piretrine e piretroidi, gli insetticidi

di Valentina

Le nostre piante, se poco curate o semplicemente alla mercé di un clima non particolarmente clemente, possono essere attaccate da parassiti o malattie particolari. Per questo motivo vogliamo pian piano entrare con voi nello specifico di quelli che sono i rimedi più comuni da utilizzare in caso d’infestazione. Oggi inizieremo quindi  parlando di piretrine e piretroidi.

Li abbiamo incontrati diverse volte sulla nostra strada, non per ultimo nel caso delle sputacchine, insetti molto diffusi nelle nostre campagne, che sono soliti creare sulla pianta infestata una riconoscibilissima schiuma bianca. Tra i rimedi per combatterle vi sono appunto le piretrine, estratte dal piretro (Tanacetum cinerariifolium) e i piretroidi, la loro forma sintetica di laboratorio. Entrambi vengono scelti per la bassa tossicità che hanno nei confronti delle piante. Ed anche nei confronti dell’uomo non sono eccessivamente moleste: possono provocare delle sensazioni particolari al contatto che spesso vengono scambiate per reazioni allergiche e che comunque si risolvono entro 24 ore dall’esposizione.

Sia nel caso delle piretrine che dei piretroidi, la sostanza non riesce a penetrare nella pianta: le molecole si limitano a “posarsi” sulla superficie esterna, risultando efficaci nell’eliminare il parassita che l’affligge. La differenza tra le due tipologie di sostanze è essenzialmente quella di una maggiore durata dell’effetto della formulazione sintetica, meno fotolabile rispetto a quella naturale.

Il problema, se così vogliamo definirlo, di questo insetticida, è l’incapacità di essere selettivo: qualsiasi insetto muore al suo contatto grazie alla capacità dello stesso di paralizzare l’animale. Bisogna quindi fare molta attenzione quando si tratta con questa sostanza una zona nelle quale vi sono dei fiori. Se spruzzate inopportunamente, queste sostanze possono uccidere anche le api, necessarie all’impollinazione della pianta.  E se i piretroidi sono quasi sempre mortali per gli insetti, alcuni di essi possono essere in grado di “sopravvivere” alle piretrine, soprattutto se ingerite, attraverso una metabolizzazione. Si tratta di un caso raro, ma possibile.

Photo credit | Thinkstock

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