Prato contro alluvioni grazie a ibrido festuca e loglio

di Valentina

Un modo naturale per preservare il terreno dai danni provocabili da un’alluvione? La soluzione potrebbe risiedere, secondo un gruppo di scienziati, in un prato costituito da erba formata da un particolare ibrido di festuca dei prati e loglio, ribattezzato “festulolium”.

Questa pianta nasce da uno studio condotto in Inghilterra dall’Università di Nottingham in collaborazione con gli atenei di Aberystwyth e Lancaster lanciato per trovare un espediente in grado di ridurre il rischio di alluvioni. Il risultato doveva essere uno strumento naturale, un espressione della natura e non una struttura artificiale e dopo aver calcolato effettivamente di cosa avesse bisogno il terreno, la risposta è arrivata nella creazione di una pianta le cui radici erano effettivamente in grado di assorbire tanta acqua.

Purtroppo i cambiamenti climatici che stanno avvenendo nel mondo, causati da un nostro sconsiderato comportamento, stanno sempre di più causando problemi al nostro pianeta, mettendo contemporaneamente a rischio la nostra sopravvivenza e rendendo necessario la creazione di strumenti di protezione. Riuscire a rielaborare la natura è decisamente più consigliato che continuare ad inquinare con plastiche materiali simili.

Il festulolium, che abbiamo già citato, è un ibrido nato da due graminacee molto comuni nei prati, la festuca dei prati ed il loglio, piante presenti spontanee in tutto il territorio italiano, fino ai 2000 metri di quota. Serviva una pianta in grado di crescere velocemente e dotata di un impianto radicale molto grande ed assorbente ed entrambe presentano queste caratteristiche. Ci sono voluti due anni prima di arrivare all’ibrido perfetto, ma ne è valsa la pena: il nuovo vegetale possiede il 50% di più di capacità di ridurre il deflusso dell’acqua dai prati rispetto alle singole piante. E non solo: è perfetta per gli agricoltori, perché possiede una qualità di foraggio davvero buona: senza bisogno di ulteriori piante, essa è in grado sia di limitare i danni causati dalle forti piogge, sia di provvedere all’alimentazione animale degli erbivori.

Photo Credit | Aberystwyth University

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