Pungitopo, fiore di buonaugurio

di Redazione

Nel nostro viaggio virtuale alla scoperta delle piante più belle e caratteristiche, ci soffermiamo oggi sul Ruscus aculeatus, meglio conosciuto come Pungitopo. Il nome comune deriva dall’antica usanza di mettere tale pianta attorno alle provviste, in modo da proteggerle dall’attacco dei topi, grazie alle “foglie” spinose e pungenti, appunto.

In realtà, quelle che noi chiamiamo foglie altro non sono che i cosiddetti cladodi, importantissimi per la fisiologia della pianta, perché capaci di provvedere alla fotosintesi clorofilliana al posto delle foglie vere e proprie, che invece sono interrate e disposte sulla parte inferiore del fusto.

In primavera tra i cladodi sbocciano dei piccoli fiori verdastri, che daranno poi origine ai frutti del Pungitopo, rappresentati dalle classiche bacche rosse, visibili in autunno-inverno.

Generalmente il Pungitopo si trova allo stato spontaneo nei sottoboschi dell’area mediterranea, anche se non è poi così difficile trovarlo all’interno di alcuni giardini, coltivato come pianta ornamentale. Predilige la collocazione in mezz’ombra ed è capace di resistere alle gelide temperature invernali, adattandosi facilmente a qualunque tipo di terreno.

Molto note sono anche le proprietà terapeutiche, che prevedono l’utilizzo di diverse parti della pianta. Il decotto di pungitopo, ad esempio, è un ottimo diuretico ed è usato anche per combattere emorroidi e flebiti, mentre l’estratto secco si utilizza per l’igiene intima e per lenire i pruriti dovuti ad infiammazione. In alcune zone d’Italia, poi, i germogli dei Pungitopi vengono usati persino in cucina e trattati alla stregua degli asparagi, da lessare e condire o da utilizzare per farcire minestre e frittate.

Ma al di là dell’utilizzo officinale e culinario, il Pungitopo è considerato soprattutto un simbolo di augurio, specie nel periodo natalizio, quando viene venduto come fiore reciso (il più delle volte a prezzi esagerati). Ed è proprio per questo motivo che in alcune zone d’Italia si è pensato bene di vietarne la raccolta, inserendolo tra le specie protette.

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