Significato dei fiori: l’edera

di Valentina

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Oggi parliamo di una pianta rampicante molto diffusa nel nostro paese, la cui fioritura passa quasi inosservata, al contrario del suo splendido svilupparsi ed arrampicarsi su qualsiasi tipo di sostegno e muro. E’ l’edera la protagonista del nostro appuntamento odierno con la nostra rubrica sul significato dei fiori. E’ una piante erbacea comune, ma densa di sfumature.

L’edera è una pianta presente da tempo immemore sul nostro territorio: nell’antichità era strettamente correlata a Dionisio e ne rappresentava uno dei simboli in terra. Sono molte le leggende che nascondo attorno a questa pianta, ma una delle più carine racconta che l’edera nacque subito dopo la nascita di questo dio per proteggerlo da fuoco che lambiva il corpo della madre, colpita da un fulmine di Zeus. I tebani arrivarono a consacrare a Dioniso questa pianta, il cui nome perikiosos, significava avvolgitore di colonne.

L’edera è quindi associata alla vite, l’altra pianta sacra per il dio in questione.  Secondo la corrente di pensiero più acclamata questo è successo perché l’edera, in comportamento, sviluppo e crescita rappresenta l’esatto opposto: mentre la vite “muore” d’inverno e rifiorisce in primavera ed estate, al contrario l’edera risorge in autunno, e al contrario della vite ha bisogno di ombra e freddo per dare i suoi frutti.

Il suo significato è correlato a questo suo aspetto dualistico con la vite: l’edera rappresenta l’innocenza che si staglia contro il “peccato” della vite e del suo frutto: il vino. Fattore confermato anche dal fatto che Dionisio era il dio dell’innocenza. Fin dal medioevo si è usato appendere o rappresentare le osterie con un tralcio di edera proprio per dare una sorta di protezione a questi luoghi.  Differente linguaggio parla questa pianta in India, dove viene considerato il simbolo della concupiscenza.  L’edera viene spesso utilizzata nel periodo natalizio, particolarmente in Europa, per decorare camini e più in generale le abitazioni a festa.

Photo Credit | Thinkstock

Commenti (2)

  1. E’ interessante ma copiato da Florario di Cattabiani. Sarebbe corretto citare la fonte visto che lo studioso è morto e non può rivendicare il suo studio.

    1. Guardi Gloria, forse non ci crederà, ma ho spulciato più fonti in rete. E mi dispiace ammettere la mia ignoranza in merito ma non conosco né Cattabiani,né la sua opera. Ogni articolo che scriviamo ( e scrivo io ovviamente) è originale e composto sulla base di fonti differenti. Penso che la similarità sia davvero una coincidenza in questo caso. Quindi, ringrazio per il fatto che abbia trovato interessante l’articolo, ma devo rigettare totalmente l’insinuazione di copiatura.

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