Afide lanigero del melo, insetto parassita

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L’afide lanigero del melo è un insetto infestante tra i più difficili da debellare su questo particolare albero da frutto. L’eriosoma lanigerum, questo il suo nome scientifico, è caratterizzato da una lunghezza che si pone tra gli 1,5 e i 2,5 mm d lunghezza, un colore rossastro-violaceo e la capacità di secernere un fluido ceroso biancastro molto simile alla lana su tutte le parti legnose della pianta.

Il danno che l’afide lanigero del melo è in grado di provocare su rami, sulle radici e sul tronco si manifesta con la comparsa (in particolar modo sui rami più teneri e giovani, N.d.R) di nodosità e tumori dovute ad una vera e propria ipertrofia ed iperplasia delle cellule vegetali colpite. Questo perché la saliva delle afidi, con la sua manifestazione lanuginosa è in grado di agire in modo così profondo da causare la deformazione della struttura. Senza contare che la “debolezza” che instaura sulla pianta apre la porta a malattie correlate altrettanto grave come alterazioni fungine ed altre tipologie di cancro.

Questo insetto non solo è molto dannoso, ma anche decisamente intelligente vista la sua capacità di sfruttare come base per la sua colonizzazione anche delle lesioni preesistenti provocate dal rodilegno e dalla nectria. Non di rado approfitta anche dei calli e delle cicatrici derivanti dalle potature. Non dimentichiamo che l’afide lanigero del melo è di tipo monoico e svolge il proprio ciclo completo sul melo. La sua attività inizia ad aprile maggio e perdura spesso fino a novembre, in pieno autunno. E’ capace di dar vita a circa 10-20 generazioni l’anno. La sua capacità di propagazione è purtroppo garantita dalle generazioni alate che crescono d’estate.

Vi sono due modi per combattere questo tipo di afide. Lo si può fare attraverso una lotta specifica di tipo chimico con aficidi specificici in grado di rispettare gli insetti utili come le coccinelle, i crisopidi e i sirfidi. Essa deve essere condotta prima e dopo la fioritura. In caso contrario si può agire tramite un attacco biologico attraverso l’imenottero afelinide Aphelinus mali che con le sue nove generazioni annuali riesce a tenere sotto controllo gli afidi parassitandoli.

 

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