Quando è il momento di sostituire le piante in giardino?

quando sostituire piante

Nonostante io sia una persona che si affeziona alle proprie piante (ho un geranio vecchio quindici anni al quale ho persino dato un nome) e faccia sempre di tutto per assicurare loro una lunga vita, anche a quelle che è tradizione gettare dopo la fioritura, come le primulette, in questi giorni ho dovuto arrendermi, per la prima volta, davanti all’evidenza che prima o poi arriva il momento di sostituire le piante più vecchie e lasciare spazio a esemplari più giovani e belli abbandonando ogni tentativo di salvataggio.

Infatti ormai da molti mesi mi occupo, senza alcun risultatto, della cura delle mie begonie che appaiono sin dallo scorso inverno come rachitiche: una fioritura scarsissima, foglioline microscopiche e bruciacchiate, portamento sin troppo compatto. Ogni mio tentativo, potatura, concimazione, sostituzione del terriccio prima, rinvaso poi, si è rivelato del tutto inutile al punto che qualche giorno fa mentre le annaffiavo pensavo con grandissimo rammarico che non valgono più neppure l’acqua che consumo per tenerle in vita.

Le piante annuali e quelle biennali

piante annuali e biennali

Oltre alle piante perenni esistono anche le piante annuali e quelle biennali, che in genere vengono scelte per la coltivazione in vaso, sia perché sono facili da curare oltre economiche da acquistare. La maggior parte delle piante annuali o biennali vengono coltivate per le loro sontuose fioriture più che per le loro foglie, e possono avere un carattere cespuglioso, tappezzante, eretto, ricadente oppure rampicante.

La principale differenza tra le piante annuali e quelle biennali è la durata del loro ciclo di vita; le piante annuali vengono seminate, dopodiché fioriscono e muoiono nell’arco di un anno; le biennali, invece, dopo la semina, si sviluppano comunque nel primo anno, superano anche l’inverno e fioriscono  l’anno seguente prima di morire.

Molto spesso, però, le piante biennali vengono trattate come annuali in quanto è possibile acquistarle in vasetto, già sviluppate e pronte a fiorire e ad essere sostituite non appena finiscono il loro ciclo vitale.

Le piante rampicanti

piante rampicanti

Le piante rampicanti sono particolarmente utili in questo periodo in quanto, oltre a portare nel terrazzo una vegetazione molto rigogliosa, possono svolgere la funzione di protezione dei muri dal caldo e quindi rendere più fresca la casa. Vediamone, quindi, le caratteristiche principali.

Le piante rampicanti possono essere perenni, cioè che resistono anche durante l’inverno, oppure annuali, ovvero che muoiono ad autunno inoltrato; entrambe queste varietà hanno dei difetti: le prime crescono lentamente, le seconde devono essere messe a dimora ogni anno. Tuttavia tra le rampicanti annuali in grado di abbellire pergolati e muretti in breve tempo ci sono: la cobea, le campanelle, i nastrurzi, l’akebia quinata e i gelsomini di piccola taglia.

Affinché le piante rampicanti crescano bene è necessario sistemarle nella giusta esposizione; generalmente esse preferiscono le zone d’ombra in modo che, una volta cresciuti, i rami andranno spontaneamente verso il sole. Anche i supporti su cui fare arrampicare i rami hanno la loro importanza, e vanno scelti in base alla specie; quelle cosiddette autonome non hanno bisogni di supporti in quando si attaccano al muro con le radici aeree, le specie volubili crescono ritorcendosi su se stessi e quindi cercano dei sostegni come pali oppure fili; le specie allargate sono perfette per le spalliere, perché bastano quelle con guida per la crescita.

Piante rampicanti: l’Aristolochia

aristolochia

L’Aristolochia è una pianta rampicante originaria del bacino del Mediterraneo ed appartenente alla famiglia delle Aristolochiacee. E’ caratterizzata da un fusto eretto o espanso, con foglie cuoriformi o ovate lunghe all’incirca 10 centimetri e colorate di verde chiaro. I fiori non superano mai i 5 centimetri di diametro e sono caratterizzati da un lungo lembo a forma di lingua e da una parte tubulare giallo-verdastra. Il frutto invece è una sfera dal diametro di 2 centimetri.

Solitamente l’Aristolochia viene coltivata in piena terra, per ricoprire muri e pergolati, ma non è raro ammirarla in larghi vasi come decorazione di balconi e terrazzi.

Pur essendo una pianta estremamente tossica, viene utilizzata in alcuni preparati officinali, essendo considerata un ottimo metodo per stimolare o accellerare le fasi del parto e per alleviare la sofferenza del travaglio. (non per nulla il nome deriva dal greco àristos=ottimo e lochèia=parto.

Piante perenni: il Cerastio

Cerastium tomentosum

Il Cerastio (Cerastium tomentosum)

Fioritura: in primavera e in estate
Impianto: in primavera e in autunno
Tipo di pianta: perenne tappezzante
Altezza max: 30 centimetri

Il Cerastio è un pianta perenne tappezzante, appartenente alla famiglia delle Caryophyllaceae, originaria dell’Europa; il cerestio si caratterizza per i piccoli cespi tondeggianti e molto ramificati, dai fusti sottili a sviluppo stolonifero, che, quindi fanno estendere la pianta nel senso della lunghezza.

Dalla primavera fino all’estate produce dei piccoli fiori di colore bianco molto fitti, tanto che in inglese viene chiamata “neve in estate”; è una pianta di facile coltivazione, ma che va tenuta sotto controllo per evitare che diventi infestante; è perfetta per i giardini rocciosi o per creare una macchia di colore nelle aiuole.

Come conservare le bulbose sfiorite

conservare bulbose

Quando le bulbose sfioriscono non è necessario buttarle via, perché anche negli anni successivi possono regalare ottime fioriture, in alcuni casi anche migliori di quelle del primo anno. In ogni caso, pur potendole ripiantare è necessario rispettare il loro periodo di riposo vegetativo e decidere se lasciar riposare i bulbi nel terreno oppure lasciarli riposare sotto terra.

Alcune specie richiedono l’estrazione del bulbo; ad esempio i bulbi di tulipani e giacinti devono essere sempre estratti, in virtù del fatto che queste due piante non hanno la stessa regolarità nel rifiorire l’anno successivo; proteggete questi bulbi da eventuali parassiti con delle polveri antiparassitarie.

Le piante carnivore da tenere in appartamento

pianta carnivora

Le piante carnivore sono piante che si nutrono di piccoli insetti, tanto che vengono chiamate anche piante insettivore; sempre più persone decidono di coltivare una di queste piante per cercare di controllare gli insetti che, con la bella stagione e le finestre aperte, entrano più facilmente in casa, senza ricorrere agli insetticidi.

Attraverso diverse modalità e delicati meccanismi, queste piante catturano gli insetti per assicurarsi i nutrienti che gli servono, in particolar modo l’azoto contenuto nelle proteine degli insetti. Tra le piante carnivore più adatte ad essere coltivate in appartamento ci sono la Drosera capensis, la Dionaea muscipula, la Sarracenia purpurea e la Nepenthes che, tra l’altro, sono anche quelle che catturano maggiormente gli insetti.

Per quanto riguarda la coltivazione, in via generale, le piante carnivore vanno in riposo vegetativo in inverno; durante questo periodo vanno tenute in un ambiente umido, annaffiarle una volta alla settimana ed eliminare le foglie morte o appassite per non far sviluppare la muffa. In primavera e in estate vanno sistemate in mezz’ombra lontano dai raggi del sole e annaffiarle in modo da mantenere costante l’umidità del terreno.