Annaffiare le piante in vaso: cosa c’è da sapere

di Daniela

L’annaffiatura delle piante in vaso costituisce la maggiore preoccupazione di chi possiede dei fiori, perché l’irregolare distribuzione d’acqua può causare il deperimento e, talvolta, addirittura la morte della pianta. La frequenza delle annaffiature è determinata da diversi fattori, come, ad esempio, l’ampiezza del vaso, la porosità del recipiente, lo sviluppo delle radici, l’abbondanza del fogliame e la temperatura.

Eccezione fatta per i casi particolari, la norma generale suggerisce di annaffiare quando, grattando il terriccio superficiale, appare asciutto anche lo strato sottostante. Un grave rischio per le piante è costituito dai ristagni di acqua originati dall’ostruzione del foro di scolo, oppure dalla permanenza di acqua nel portavaso.

L’irrorazione dell’acqua può comprendere anche le foglie purché si tratti di piante con fogliame coriaceo, lucido e venga eseguita con un annaffiatoio munito di rosetta con fori molto piccoli; questo procedimento può servire anche per la concimazione delle foglie dello stesso tipo di piante.

Al contrario, bisogna evitare di bagnare le piante tormentose in quanto la presenza concomitante di qualche goccia d’acqua e dei raggi del sole potrebbe provocare decolorazioni e ustioni; in questo caso, e in quelli simili, basterà togliere la rosetta e fare in modo che l’estremità della cannula dell’annaffiatoio venga a trovarsi quasi a livello e parallela al terriccio del vaso, in quanto l’immissione di acqua nel sottovaso può dare luogo a pericolosi ristagni.

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